L’associazione “INTRA”, nata da un’idea di Giuseppe Bearzi,
oggi conta trentasei “punti”
Il giornale dell’Umbria – 14/01/2012 di Pierpaolo Burattini
C’è chi dice che la predisposizione alla lettura può nascere solo da una condizione dell’anima, da una tensione del cuore. E se così fosse, facendoci la dovuta tara sulla poeticità, da che cosa nasce, allora, la caparbia volontà di farsi “salvatori” di libri destinati al nulla dell’abbandono o peggio all’oblio della scomparsa? Qualunque sia la risposta, non riuscirebbe a frenare la strana e superba meraviglia: in Umbria c’è un manipolo di indomiti “salvatori” riunitisi insieme nel 2007 che si sono messi in testa di salvare i libri. Roba da non credere.

Proprio così, avete capito bene: salvare i libri e ridargli vita mettendoli in appositi luoghi di consultazione. E indovinate come si chiamano gli oltre trentasei luoghi sparsi sul territorio regionale? “Biblioteche dei libri salvati”.
Avete dei libri di botanica di cui volete disfarvi? Loro arrivano e se ne prendono cura. Vecchi volumi di economia che ritenete non più aggiornati? Non aprite la pattumiera, perché c’è a chi possono interessare. E ancora, tra l’eclettismo e la rarità: epica, religioni, salvaguardia delle acque, teatro, zootecnia. Per tutti c’è un posto o uno scaffale, l’associazione “Intra” di Piegaro un posto dove tornare in vita lo trova ad ogni libro. A tutti anche quelli in lingua vietnamita (la cosa è stata controllata appositamente).
Ora, dato che il troppo bello non è mai di questo mondo (nemmeno in letteratura), un po’ di cinismo si fa avanti e si materializza nel seguente interrogativo: ma non è che ci troviamo di fronte all’ennesima associazione, benemerita per carità, ma che gode dei soliti spicchi golosi di sovvenzioni elargiti da questo o quell’Ente con la benda negli occhi? In questo caso, se così fosse (e la cifra non fosse così stratosferica da far balzare sulla sedia) alla fine ci sarebbe anche poco da ridire, ma così invece non è. Giuseppe Bearzi, il presidente dell’associazione in questione, è un vitale ex giornalista padovano sopra la settantina, che a proposito di fondi la mette giù così, con sincero rammarico: «Facciamo di tasca nostra, e l’unico aiuto che abbiamo ricevuto ci è arrivato da quei Comuni o associazioni – sottolinea – che ci hanno messo a disposizione dei locali dove poter depositare quei volumi che riusciamo a recuperare. Abbiamo chiesto alla Regione, e l’assessore Bracco mi ha ascoltato con molto interesse ma poi la cosa è finita lì, evidentemente la cosa non è stata reputata di utilità. Invece, l’anno scorso, abbiamo trovato una sponda nella Provincia di Perugia che ci ha aiutato a trasportare i 18 mila volumi che siamo riusciti a recuperare da Alitalia: due terzi se li sono tenuti loro e un terzo è finito a noi che poi li abbiamo donati a soci e amici. Certo, siamo consapevoli che il non fare marketing e campagne promozionali ci condanna a una scarsa visibilità e a non ricevere finanziamenti, per questo ci appoggiamo a volontari che sentono il bisogno di fare qualcosa per gli altri».
Sembra di stare in una storia di Dickens. A questo punto, la curiosità di capire come quando e perché ad un signore di Padova viene in testa l’idea di mettersi a girare l’Umbria per salvare libri, sopravanza tutto. E allora fermiamoci e ripartiamo dall’inizio: «Nel 2007 una volta trasferitomi qui dal Veneto, insieme ad altri amici, volevamo ridare vita e interesse a tanti piccoli borghi che costituiscono questa splendida regione e che molto spesso non stanno sotto i riflettori. E allora, abbiamo pensato di costruire una sorta di punto d’incontro attraverso i libri recuperati: l’idea è quella della lettura come forma di socialità e identità e da qui è nata l’idea della Biblioteca dei libri salvati».
«Oggi questi punti di lettura sono trentasei in tutta l’Umbria – continua – e ognuno di loro ha una specificità, perché le biblioteche nascono intorno a una specifica area tematica o di argomento. E così se all’interno del liceo classico di Todi c’è una biblioteca dei libri salvati che raccoglie tutti i volumi riguardanti la musica classica, nella ex scuola elementare di San Savino troviamo delle pubblicazioni riguardanti il Trasimeno e il Nestore, mentre al museo di Alviano c’è una collana di opere tutte attinenti ad argomenti legati all’epica.
A Valfabbrica – spiega ancora – è il turno di paleontologia e mineralogia; a Bettona lingue e letterature del mondo, mentre a Piegaro si trovano volumi tutti incentrati sui cammini. Un caleidoscopio di argomenti, lingue e culture che sono tornati sugli scaffali invece di finire nell’immondizia». Per la cronaca e la curiosità: a La Scarzuola di Montegabbione, indovinate cosa si trova? Tutti quei libri riguardanti, udite udite, le follie architettoniche.
Ma chi è che sceglie quali libri vanno in un certo luogo e le aree tematiche delle biblioteche? La risposta è quasi disarmante: i volontari che si occupano della biblioteca del luogo. Insomma a Collazzone, la biblioteca è un gran bazar di libri su pane, forni e focolari, perché il tema se lo sono scelti gli “angeli custodi” del luogo.
Parlando con Bearzi, viene fuori che il “tesoro” da scoprire e “salvare” è ampio perché in giro per l’Umbria «ci sono decine se non centinaia di migliaia di documenti e volumi, che, quando non recuperati perfino dalle biblioteche pubbliche, finiscono o finiranno nelle riciclerie o al macero. Fino ad oggi abbiamo recuperato qualcosa come trentamila volumi. I documenti e libri raccolti sono in corso di catalogazione ed inserimento in Rete, ma è chiaro che la maggior parte degli editi e inediti – sottolinea Bearzi – che raccogliamo non saranno mai trascritti per gli e-book e sono quindi destinati a diventare un patrimonio culturale prezioso».
Il numero che rimane impresso nella mente è trentamila: volumi salvati dall’estinzione che per la maggior parte sono finiti nelle biblioteche e altri immagazzinati in quattro piccoli centri di raccolta.
Questo è quanto: signori in Umbria c’è chi salva i libri dalla morte. Roba da non crederci, dati i tempi, ma è così.