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L’Umbria che si, l’Umbria che no
Sfida a colpi di clic tra le scuole superiori dell’Umbria
Il concorso fotografico “l’Umbria che si, l’Umbria che no” è una sfida importante ai giovani umbri sul terreno della comprensione della realtà che li circonda e della interdipendenza di una realtà con un’altra
da Tam Tam 29/01/2012

Il concorso per fotografie digitali promosso da Cesvol, Amica Sofia e Intra, rivolto agli studenti umbri delle Scuole Secondarie di II grado: “l’Umbria che si, l’Umbria che no”, ha suscitato varie curiosità per l’originalità della formula.
Il bando infatti prevede che “I temi oggetto delle fotografie digitali dovranno essere di carattere: ambientale, artistico, storico, sociale e di costume svolti nella duplice veste del “positivo” e del “negativo”.
La partecipazione sarà su base individuale o per gruppi. Ogni concorrente singolo o gruppo potrà partecipare con un massimo tre coppie di foto.”

Non solo, quindi, una raccolta di immagini, ma uno sforzo culturale importante quello chiesto ai giovani studenti umbri che, nei risultati,dovranno dimostrare quanta sia profonda la loro capacità di osservazione ed interpretazione della realtà che li circonda, di cogliere i “legami” che esistono fra realtà apparentemente diverse e di renderli visibili a tutti.

Peraltro la partecipazione al concorso potrebbe costituire anche l’occasione di approfondire il mondo della fotografia.
Infatti i diversi circoli fotografici che collaborano all’organizzazione del concorso si rendono disponibili a realizzare nelle singole scuole, a richiesta e gratuitamente, dei piccoli stage di “educazione alla visione e allo scatto fotografico” in modo da rendere la partecipazione al concorso “L’Umbria che sì, l’Umbria che no” un’occasione di studio e di laboratorio sulle potenzialità espressive e comunicative della fotografia.

Il prof Sebastiano A. Giuffrida, regista e autore multimediale che risiede ormai da anni a Bettona, uno degli animatori del progetto, ha voluto offrire ulteriori approfondimenti a questa che per molti potrebbe diventare una vera, entusiasmante, sfida prima di tutto con se stessi.
“Quando si fotografa per documentare qualcosa che sta davanti all’obiettivo – dice il professore – si può essere stimolati positivamente (quanto è bello questo paesaggio o quanta perizia c’è in questa costruzione, ecc…) o negativamente (specialmente quando sulla documentazione “oggettiva” faccia aggio la volontà di denuncia di qualcosa che si ritiene inutile o dannoso e così via).
Nel caso specifico, dovendo immaginare un concorso fotografico mirato alle scuole, si poteva chiedere di illustrare “benevolmente” le tante realtà umbre (artistiche, paesaggistiche, umane, …) o di insistere invece sugli elementi deteriori che man mano divorano la bellezza o la sobrietà in nome del profitto o peggio dell’incuria, dell’indifferenza, del sopruso.”

Il dilemma non è stato, neppure per gli organizzatori, facile “Dopo ampio dibattito (e non è una frase fatta, si sono succedute parecchie riunioni, anche infuocate), si è deciso – dice Giuffrida -di immaginare una “terza via” che mettesse a confronto due visioni dello stesso soggetto, almeno concettualmente.
Il fotografo, singolo o in gruppo, su ogni soggetto inquadrabile deve avere la capacità “dialettica” di osservarne le similarità e, soprattutto, le differenze, in modo che il “dittico fotografico” finale sia espressione di una adeguata comprensione delle varie facce del fenomeno e, contestualmente, messaggio concettuale ricco e articolato.”

La formula ufficiale del regolamento è questa:
“Saranno apprezzate e valutate, oltre all’originalità e alla perizia tecnica, le “coppie di foto” che meglio puntano sulla specularità del messaggio richiesto dal Concorso, vale a dire la capacità di rendere interdipendenti (per esempio per tempo o per luogo, atmosfera o concetto) due immagini staccate. Per questo motivo, saranno escluse le foto “singole”, non organizzate, quindi, secondo il criterio ispiratore del Concorso.”

E’ chiaro quindi che non si tratta solamente di prendere una macchinetta fotografica e scattare qualche “clic”. Per raggiungere un buon risultato è necessario che a monte ci sia una ricerca e un progetto: ecco perché il concorso si presta meglio al lavoro di gruppo, in modo che i singoli studenti elaborino, confrontando le diverse intenzioni e valutazioni, un’idea comune che troverà esito finale nell’opera da presentare al giudizio della giuria.

Per chi volesse partecipare è utile ricordare che:
le foto dovranno essere presentate in jpg nel formato 1024×768 pixel.
le foto dovranno essere inviate al seguente indirizzo email: segreteria@pgcesvol.net con oggetto “ Concorso L’Umbria che sì, l’Umbria che no”
le foto dovranno essere accompagnate da una scheda compilata secondo il format disponibile al seguente link:www.pgcesvol.net/bandi
Non è richiesta alcuna quota di iscrizione.
Saranno accettate tutte le opere pervenute entro il 31 Marzo 2012.